AIS Torino, i corsi sono la realizzazione delle idee

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Articolo di Erika Mantovan da Beverfood.com

Cos’è un’idea? Come nasce? Ci sono prima le idee o le abbiamo sotto il naso e dobbiamo “solo” aver la capacità di realizzarle? Con la tecnica, con le scienze matematiche, con la fortuna, con l’approccio naturalmente didattico o storico. All’AIS (Associazione Italiana Sommelier) di Torino, guidata da Mauro Carosso, non manca nulla di tutto ciò soprammercato da una fantastica volontà di offrire attività formative speciali. Troviamo uno spirito passionale di divulgazione capace di smuovere sommelier e appassionati di vino in cui non ci si deve stupire se anche gli amanti della storia si sentono toccati dalle serate di approfondimento qui organizzate.

Inserite in circuiti tematici, sono rivolte a un target, come detto, certamente preparato e reattivo nel captare le sfumature storiche, economiche e tecniche da contestualizzare al risultato finale che si trova nel bicchiere: il vino. Ne derivano momenti culturali ricchi, nonostante le difficoltà in cui ci s’inciampa nello spiegare ed accettare le connessioni tra la storia passata e il mondo attuale.

Penrose, un noto teorico della matematica, sosteneva come siano i numeri ad esser una delle chiavi risolutive di questa relazione: è con la loro comprensione che la creatività diventa materiale. E in un mondo del vino ricco di variabili, mutuanti ogni anno, in ogni collina, in ogni cantina, con ogni produttore a regalare una libera e propria interpretazione del terroir, ecco che la possibilità di racchiudere e proporre un micro mondo in qualche ora dal profilo tecnico e storico-gustativo, diventa come non mai un’esperienza formativa e lodevole, con i componenti umani a fare la differenza. Perché è anche grazie all’analisi umana, più fredda e analitica, come quella matematica, che si riesce a comprendere e vedere i bisogni della realtà e migliorarne la fruizione.

La prova concreta è la realizzazione di “degustazioni non degustazioni” dove il vino, inteso come liquido, è solo una delle componenti emozionali di questi percorsi seminariali. Che prevedono cinque serate di approfondimento dedicate ai vitigni del Piemonte in cui è prevista la presenza di relatori di spicco dedicati ai temi che accompagnano il vino. Nel caso di quella dedicata all’Arneis – vino bianco tipico del Roero – ad accompagnare dodici etichette – molto rappresentative del territorio, fotografie anche del trend delle filosofie produttive – c’erano: Andrea Dani, per il racconto dell’excursus storico del vitigno, Matteo Monchiero, docente alla Facoltà di Enologia, per gli aspetti ampelografici, Gianfranco Cordero, enologo, per la parte tecnica e di vinificazione e Maurizio Petrozziello, ricercatore Centro di Ricerca per la Viticoltura e l’Enologia di Asti, per svelare le caratteristiche aromatiche dell’uva prima e durante la vinificazione.

Una ricchezza di contenuti che stupisce se si guarda al prezzo del percorso didattico: centottanta euro.

E se tutti pensiamo attraverso alle parole, se il vino è portavoce di variegati messaggi, riprendiamo una citazione, “Nomina sunt consequentia”, per dare una definizione con una parola a questo ciclo di incontri: formante.

Tra le aziende presenti alla serata durante la degustazione alla cieca sono spiccati per carisma e tipicità l’Arneis Bricco delle Ciliegie 2018 dell’Azienda Almondo e, per longevità e sensazionale energia e freschezza, l’Arneis 2010 dell’Azienda Pace.

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