Onore al Grignolino all’anteprima dell’annata 2018

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Onore al Grignolino all’anteprima dell’annata 2018

Articolo di Paolo Manna

L'anteprima dell’annata 2018 del Grignolino, tenutasi presso la sede torinese dell’Associazione Italiana Sommelier del Piemonte, ha presentato tante conferme e alcune novità per questo vitigno autoctono regionale, che è tornato, con tutti gli onori, sotto i riflettori.

Parte del merito della rivalutazione del Grignolino è da assegnare all’AIS, che ha ricompreso il vitigno tipico delle colline dell’astigiano e del Monferrato nell’azione didattica e di informazione culturale intrapresa da tempo che riguarda l’intero patrimonio vinicolo della regione.

Il Grignolino ha sempre goduto di una certa notorietà. I due padri fondatori della comunicazione enologica, Luigi Veronelli e Mario Soldati, ne hanno scritto negli anni ’70.

Per Veronelli il Grignolino dava “…vini testa balorda, anarchici, individualisti: rossi chiari, vivi di trasparenza porporina alla nascita, subito asciutti senza cedimenti e asprezze, vogliono essere bevuti giovani; uno, due, cinque anni secondo volontà loro (capaci in certe annate di andare avanti, a dispetto…)’’ (1972, Guida all’Italia Piacevole); le sue parole mettono in risalto le capacità di invecchiare, spesso misconosciute del vitigno.  

Mario Soldati ne puntualizzava gli aspetti più autoctoni e “contadini”: “Il Grignolino, tra tutti i vini piemontesi, è certamente il più delicato, sopporta male i viaggi, richiede troppi accorgimenti nella scelta del locale dove lo si conserva: insomma, non si adatta, assolutamente non si adatta, alla brutalità del consumismo’’ (1975, «La Spedizione del Grignolino», Vino al Vino).

Le prime notizie del Grignolino sono reperibili in tempi lontani: Jancis Robinson, la wine guru inglese riporta quanto si legge in un libro di etnostoria, pubblicato nel 1996, dei professori Comba, Dal Verme e Naso, circa un documento ritrovato a San Giusto di Susa, datato 1337-8: “sextarios XII vini albi tam muscatelli quam grignolerii”, mentre nel 1612-1616 Ferdinando I Gonzaga ordina l’inventario dei possedimenti e delle entrate della fortezza di Casale Monferrato, e nell’elenco si legge «Grignolino brente sei». Nei secoli successivi il Grignolino acquista notorietà.

Si identificano le migliori zone di produzione, che lo storico del vino italiano Gallesio identifica nell’Alessandrino e nell’Astigiano, nelle quali gli acini e i grappoli acquisiscono caratteristiche diverse e danno “vini generosi e si conservano molto (nell’Alessandrino)” mentre “il colore scarico lo fa comparire immaturo (ma solo per il colore ndr) anche nella maturità” (nell’Astigiano).

L’800 è l’età dell’oro del Grignolino. All’Esposizione e Fiera dei vini nazionali di Asti del 1891 Umberto I di Savoia assaggiò diversi vini, ma si complimentò particolarmente proprio per la bontà del Grignolino, che non mancava mai alla sua mensa.

Nel 1920 l’enologo Arnaldo Strucchi, nella sua opera “I migliori Vini d’Italia” scrive che il Grignolino è: "il vero vino superiore da pasto, tipico piemontese, il migliore: di moderata alcolicità, leggero, sapido, di un bel colore rosso granata chiaro.", mentre per Ettore Canina, direttore della Stazione Enologica di Asti negli anni ’50, il Grignolino “quando provenga da viti vecchie, coltivate in terreni leggeri (sabbie dell’astigiano), acquista doti di particolare finezza che, con un conveniente invecchiamento, lo esalta sì da avvicinarlo ai migliori Borgogna”.

Il Grignolino si presenta quindi di colore rubino scarico, con sentori al naso floreali di rosa, garofano e violetta, fruttati di ribes, lampone, ciliegia. Con qualche anno in più, possono presentarsi profumi di pepe, mentolo, noce moscata, zenzero.

I vini degustati all’anteprima, oltre a confermare quanto già individuato dagli esperti e dalla storia del vitigno, hanno messo sotto i riflettori la flessibilità produttiva del Grignolino, che ne rappresenta un punto di forza commerciale.

Un gruppo di produttori ha puntato sulle capacità di invecchiamento di questo vino spesso considerato degno solo di beva giovanile, dando vita al Monferace, Grignolino in purezza prodotto da sole 10 aziende che, dopo aver creato e sottoscritto davanti ad un notaio un disciplinare ad hoc, hanno affinato per almeno 40 mesi (di cui 24 in botti di legno), questa nuova (ma anche antica) espressione del vino.

Il nome è un richiamo all'antico Monferrato; Il disciplinare è ben preciso, fa riferimento a vigneti idonei e quindi iscritti in uno specifico Albo, con resa massima che non deve superare i 70 quintali per ettaro.

Le Aziende associate sono Accornero, Alemat, Angelini Paolo, Castello di Uviglie, Fratelli Natta, Sulin, La Fiammenga, La Tenaglia, Tenuta Santa Caterina e ViCaRa.

Altra conferma della flessibilità del Grignolino si trova nella capacità delle sue espressioni più giovanili di mantenere le caratteristiche intrinseche del vino anche se servito fresco, a temperature insolite per un vino rosso. In questo caso il Grignolino si candida ad accompagnare le pietanze estive più ricche e strutturate, proponendosi come valida alternativa ai vini bianchi più corposi e acolici e ai rosati.

Un vino, quindi, che, se trattato secondo le regole, offre le prestazioni dei vini rossi di medio corpo, di quelli giovani, dei vini rosati e dei vini bianchi strutturati.

(articolo di Paolo Manna pubblicato su langheroeromonferrato.net)


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