Notizie

L’AZIENDA

Ecco i due nuovi modelli della Pulltex. Con le loro caratteristiche agevolano l'apertura di una bottiglia di vino. Si chiamano Crystal e Toledo

Sono i nuovi cavatappi Pulltex della linea Wine Concepts for Wine Lovers. Un vero lusso per grandi appassionati del mondo di Bacco. Il cavatappi modello Pulltap`s possiede un sistema a doppia leva, coperto da brevetto internazionale, che consente di estrarre il tappo in due tempi senza piegarlo né romperlo, con facilità e comodità. La spirale è rivestita con teflon, così da poterla introdurre nel tappo delicatamente, senza correre il rischio di romperlo. Inoltre, il cavatappi è fornito di un coltellino molto affilato, per tagliare la capsula di stagnola che ricopre il collo della bottiglia, in modo semplice e veloce.

“Toledo” è un Pulltap’s pensato per gli amanti dell’antica coltelleria. Ha il manico in legno levigato e montato artigianalmente , la leva in acciaio. Un regalo elegante e al tempo stesso professionale per gli amanti del vino ed i collezionisti. E’ disponibile nei negozi all’interno di un cofanetto metallo con custodia in pelle al prezzo di poco meno di 54 euro. Poco più economico ma altrettanto elegante è Crystal, un cavatappi molto adatto alle donne intenditrici di vino che vogliono concedere alla loro tavola un tocco particolare. Crystal, infatti, ha il manico rifinito con una cromatura decorata di cristalli Swarowsky. E’ disponibile nei negozi all’interno di un cofanetto rivestito di pelle nera e adagiato su raso bianco. Maggiori informazioni sul sito www.pulltex.com .

Tratto da www.cronachedigusto.it

VINO, SEMPLIFICARE IL SETTORE. GALAN FIRMA QUATTRO DECRETI
 
I decreti firmati dal ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan modernizzano, dopo vent'anni, il comparto, semplificando notevolmente le procedure a carico dei produttori e fissando nuove regole per il riconoscimento della qualità, della tutela e dell’accesso per le produzioni vitivinicole
 
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LA BOTTIGLIA PIU' CARA DEL MONDO:
CHEVAL BLANC 1947
 
 
18 novembre 2010
 
 

 
 

GINEVRA- Stabilendo il record mondiale di vendita all’incanto per una singola bottiglia di vino, un raro Bordeaux Cheval Blanc del 1947 è stato battuto all’asta a Ginevra per quasi 225 mila euro. Lo ha reso noto la casa d’aste Christiès annunciando il primato.La bottiglia da sei litri è stata aggiudicata per 304.375 dollari, pari a 223.610 euro, ad un anonimo collezionista. In rapporto alla quantità del prezioso liquido contenuta in questa bottiglia di formato “Mathusalem”, ha avvertito un portavoce della casa d’aste, la somma resta però inferiore all’equivalente di 170 mila euro pagati per una ’standard’ (0,75 litri) di Chateau Lafite-Rothschild del 1869 aggiudicata ad Hong Kong il mese scorso.L’esperto di vini di Christiès, Michael Ganne, ha sottolineato che lo Cheval Blanc appena aggiudicato «è indubbiamente uno dei più grandi Bordeaux di tutti i tempi» fra l’altro per la sua longevità: «può essere ancora conservato e degustato fra 50 anni senza alcun problema».

(ANSA-REUTERS)

UNA NUOVA INIZIATIVA EDITORIALE DI AIS PIEMONTE

QUESTA SETTIMANA IN EDICOLA

 

AIS Piemonte rilancia. Dopo il fortunato I 100 più grandi vini d’Italia, questa volta Fabio Gallo, Mauro Carosso e Roberto Marro hanno pensato in grande. Così, a partire da giovedì 10 novembre, insieme al quotidiano La Stampa usciranno i 6 volumi dell’Atlante dei vini del Piemonte e della Valle d’Aosta, pubblicato da Edizioni del Capricorno. Un’iniziativa mai realizzata sinora: un compendio di tutto il meglio del vino piemontese.

Ogni volume sarà dedicato a una zona vinicola (la sequenza di uscita: Monferrato, Langhe, Nord Piemonte, Valle d’Aosta, Roero, Alto Monferrato) e conterrà:

- una descrizione del territorio

- la storia

- i vitigni

- le denominazioni

- una selezione dei migliori produttori e dei loro vini più interessanti

- il servizio del vino

- l’abbinamento con i piatti di alcuni fra i più importanti chef della regione

- i consigli per crearsi la propria cantina con i vini di ogni zona

- un apparato iconografico realizzato ad hoc.

In tutto, sono segnalati più di 300 produttori e più di 1000 vini, degustati e selezionati negli anni dai tre autori. Nei volumi saranno quindi citati anche produttori che, per ragioni di spazio, non possono essere presenti in Duemilavini; e particolare attenzione è stata dedicata ai vigneron emergenti.

Per AIS Piemonte un’opera importante, a livello di contenuti e d’immagine: è il nostro contributo alla diffusione della cultura del vino piemontese e dei suoi protagonisti.

RISULTATI DEFINITIVI DELLE ELEZIONI

PER IL RINNOVO DELLE CARICHE SOCIALI

 

Riportiamo i risultati relativi ai candidati più

votati e in allegato i dettagli delle singole sedi di seggio.

 

SOMMELIER PROFESSIONISTI
2614 Maietta Antonello
2390 Castelletti Luca
2362 Cini Cristiano
2351 Ricci Alunni Gabriele
2347 Paglia Renato
2338 Taddei Leonardo
2238 Starace Marco
2217 Panunzio Luca
904 Furlan Eddy
830 Gardini Roberto
806 Giuliani Lorenzo

SOMMELIER
2446 Bellini Roberto
2409 Rinaldi Giorgio
2321 Carosso Mauro
2272 Corrado Aldo
775 Aldegheri Marco
726 Mancini Romeo
702 Tatullo Salvatore

REVISORI DEI CONTI
2482 Guetta Guido
2408 Luchetti Giovanni
2271 Armelisasso Roberto
748 Mancini Romeo

 

 

È Nicola Bonera il Miglior Sommelier d'Italia 2010. Trentuno anni, nato a Brescia, lavora come wine consultant per diversi ristoranti ed enoteche. Bonera ha vinto il Premio Franciacorta, aggiudicandosi la competizione svoltasi a Perugia nel Teatro del Pavone in occasione del 44° Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana Sommeliers. Nel corso di una sfida serrata ha preceduto Gabriele Del Carlo e Niccolò Baù.

L'edizione 2010 ha visto la partecipazione alle semifinali di ben 16 sommelier, a dimostrazione degli ottimi risultati che l'Ais sta raccogliendo con i corsi didattici diffusi su tutto il territorio nazionale. «Il livello medio di preparazione dei candidati è stato molto elevato, come dimostrano i punteggi ottenuti nel corso delle semifinali. Come in tutti i concorsi il vincitore è uno solo - ha dichiarato il presidente dell'Ais Terenzio Medri - ma mai come in questo caso voglio sottolineare la professionalità di tutti i concorrenti. È la strada che abbiamo intrapreso negli ultimi anni, che ha portato i sommelier a interpretare il ruolo di comunicatori delle eccellenze del grande vigneto italiano».

Il prestigioso trofeo è stato consegnato da Maurizio Zanella, presidente del Consorzio per la Tutela del Franciacorta, al termine della finale di sabato 2 ottobre.

 

(tratto da www.sommelier.it)

È Nicola Bonera il Miglior Sommelier d'Italia 2010. Trentuno anni, nato a Brescia, lavora come wine consultant per diversi ristoranti ed enoteche. Bonera ha vinto il Premio Franciacorta, aggiudicandosi la competizione svoltasi a Perugia nel Teatro del Pavone in occasione del 44° Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana Sommeliers. Nel corso di una sfida serrata ha preceduto Gabriele Del Carlo e Niccolò Baù.

L'edizione 2010 ha visto la partecipazione alle semifinali di ben 16 sommelier, a dimostrazione degli ottimi risultati che l'Ais sta raccogliendo con i corsi didattici diffusi su tutto il territorio nazionale. «Il livello medio di preparazione dei candidati è stato molto elevato, come dimostrano i punteggi ottenuti nel corso delle semifinali. Come in tutti i concorsi il vincitore è uno solo - ha dichiarato il presidente dell'Ais Terenzio Medri - ma mai come in questo caso voglio sottolineare la professionalità di tutti i concorrenti. È la strada che abbiamo intrapreso negli ultimi anni, che ha portato i sommelier a interpretare il ruolo di comunicatori delle eccellenze del grande vigneto italiano».

Il prestigioso trofeo è stato consegnato da Maurizio Zanella, presidente del Consorzio per la Tutela del Franciacorta, al termine della finale di sabato 2 ottobre.

Nella foto Gabriele Del Carlo, Nicola Bonera e Niccolò Baù

All’Irvv il cosiddetto “Wine Scan”, uno strumento che consente di analizzare nel dettaglio i campioni per fornire i parametri di un prodotto. E i tempi si accorciano


Sono sufficienti appena trenta secondi adesso per fornire i parametri di un vino. Acidità, alcool, sostanze volatili, acido citrico, tartarico ed insomma tutte quelle componenti che caratterizzano un vino, passano sotto i ‘riflettori’ di un macchinario ad infrarossi, il cosiddetto ‘Wine Scan’. Quasi una radiografia dunque che permette di seguire i vari processi di vinificazione. “Con i metodi classici – spiega Lucio Lo Monte, responsabile dell’Unità laboratorio dell’Irvv – occorrevano mediamente due giorni. Adesso siamo in grado di fornire in tempi molto più brevi risposte ai produttori andando incontro alle loro esigenze. Un metodo innovativo che agevola in particolare le cantine e le piccole e medie imprese”. Da luglio ad oggi infatti sono ben trecentocinquanta i campioni analizzati.
Un’analisi che permette di capire come sta procedendo la vinificazione offrendo nel contempo la possibilità di apportare modifiche qualora si rendessero necessarie. Un acquisto importante dunque nell’ottica della qualità ma anche dell’aspetto economico. E’ sicuro che al termine del processo di vinificazione il prodotto finale abbia raggiunto i traguardi prefissati.
“Un salto di qualità per l’Istituto regionale Vite e vino, – secondo il presidente Leonardo Agueci – non solo per l’ottimizzazione dei tempi ma anche per migliorare la tracciabilità dei vini siciliani adeguandoci ai parametri della Comunità Europea”. Ottantamila euro, questo è il costo del Wine Scan, spesi bene dunque: “L’acquisto – spiega Dario Cartabellotta, direttore dell’Irvv – rientra in una strategia di potenziamento dei laboratori che ci permette di avvicinarci alle utenze e soprattutto di adeguarci alle esigenze derivanti dal fatto che l’Istituto Vite e Vino è riconosciuto dalla Regione Siciliana come organismo di certificazione”.  Un potenziamento che si estenderà anche agli altri tre laboratori (Marsala, Alcamo e Milazzo) e agli altri due sportelli tecnici (Canicattì e Castiglione di Sicilia).

Sandra Pizzurro

(tratto da www.cronachedigusto.it)

 


Presenti oltre 70 distillerie scozzesi


Al Milano whisky festival (6-7 novembre 2010) saranno rappresentate oltre 70 distillerie tra le più rinomate della Scozia, 7 imbottigliatori indipendenti, 5 associazioni oltre a collezionisti che daranno la possibilità di ammirare bottiglie di fine ‘800 oppure acquistare bottiglie da collezione

Milano Whisky Festival compie 5 anni: la manifestazione ideata da Giuseppe Gervasio Dolci e Andrea Giannone per semplice passione si sta rivelando, edizione dopo edizione, un successo confermato in termini di visitatori ed espositori.
Quest'anno tutti i collezionisti e gli amanti del whisky potranno scoprire tutte le novità del settore sabato 6 e domenica 7 novembre, nella ormai consueta e sempre vincente location della sala Le Baron del Marriott Hotel di Milano.

L’obiettivo del Festival rimane la diffusione in Italia della cultura del whisky di malto scozzese, e, a tal fine, gli organizzatori mirano a una conoscenza sempre più approfondita delle numerose distillerie delle Highlands, dei loro segreti e delle persone che vi lavorano con passione, permettendo a tutti di assaporare con un semplice gesto, 500 anni di storia.

La ricerca dei malti più raffinati ed esclusivi, uniti alla possibilità di degustarli nel corso dell’unico evento dedicato nel nostro Paese al single malt, è dunque il mezzo per raggiungere l’ambizioso obiettivo.

Come è nella tradizione della manifestazione, verranno riproposte le degustazioni guidate, veri e propri laboratori del gusto che permetteranno ai visitatori di conoscere in modo approfondito la qualità e le caratteristiche dei prodotti presenti sul mercato italiano e tutti i presenti potranno provare ricercati accostamenti cibo-whisky.

Il cuore del Festival è rappresentato, come sempre, dalle degustazioni libere: il pubblico potrà scegliere - con una spesa minima di 2 euro a degustazione - tra oltre 2.000 etichette messe a disposizione da 40 espositori. Per aggiungere colore e cultura a un evento che è ormai diventato il punto di riferimento per gli amanti del Single Malt, molti espositori indosseranno il tradizionale kilt.

Al Milano Whisky Festival 2010 saranno rappresentate oltre 70 distillerie tra le più rinomate della Scozia, 7 imbottigliatori indipendenti, 5 associazioni (Slow Food, Collecting Whisky, I love Laphroaig, Angel Share e Scotch Malt Whisky Society) oltre a collezionisti che daranno la possibilità di ammirare bottiglie di fine ‘800, come un raro Laphroaig del 1903, oppure acquistare la bottiglia o la mignon mancante nella propria collezione.

 

(tratto da www.italiaatavola.net)


 

Nella versione 2010 anche quattro pastifici abruzzesi


Pescara, 14 settembre 2010 – Nasce da una società di comunicazione abruzzese, Pasta Clock, la prima applicazione da oggi disponibile su iTunes Store ad avere i tempi di cottura di oltre duemila formati di pasta, prodotti da differenti aziende, reperibili sul mercato.

 

Quante volte si deve stare attenti a non rovinare o gettare il contenitore della pasta perché poi non si sa quanto tenerla in pentola? O che si deve rinunciare a comprare contenitori colorati per non buttare le buste con i consigli per la cottura?

Pasta Clock conosce già tutti i tempi di cottura: è sufficiente selezionare la pasta che si vuole cucinare, scegliere se attenersi ai tempi suggeriti o personalizzare la cottura, e far partire il timer. Nessun altro pensiero, se non quello, al limite, di preparare il condimento, in attesa che l’allarme non avvertirà che è ora di scolare la pasta.

 

Pasta Clock è un prodotto Modiv, agenzia di comunicazione integrata che ha sede a Città Sant’Angelo (Pe), e si colloca in un panorama di oltre 150mila applicazioni attualmente presenti su App Store.

Brand come De Cecco, Barilla, Garofalo e Roma hanno già provveduto a fornire lo Store di un’applicazione sui loro prodotti e sulle loro ricette, ma Pasta Clock è l’unica a riunire tutti i tempi di cottura.

 

Nella versione 2010 dell’applicazione sono presenti quattro grandi pastifici abruzzesi: De Cecco, Del Verde, Cocco e Verrigni, che così saranno a disposizione sui 50.000.000 di dispositivi venduti solo nel 2010 con iPhone OS (iPhone, iPod, iPad)

 

Per quei pastifici che non fossero stati ancora inseriti, è possibile farlo, a titolo gratuito, entro il 31 gennaio 2011.

 

L’applicazione Pasta Clock è ottimizzata per iPhone e iPad. I dispositivi che non hanno installato l’iPhone OS4 non riceveranno notifiche in background: per un corretto funzionamento lasciare sempre aperta l’applicazione.

(tratto dal sito http://www.informacibo.it/)

Le Menzioni Geografiche Aggiuntive sono previste dalla Legislazione sui vini a Denominazione di Origine come una possibilità per indicare zone più ristrette all’interno della Denominazione stessa. Nella zona del Barolo si è a lungo parlato delle cosidette “sottozone” ma queste possono essere normate dal Ministero dell’Agricoltura solamente se sono sufficientemente ampie,con parecchi produttori e se hanno caratteristiche decisamente differenti dall’area complessiva.

Sia pur impropriamente potremmo dire che le “sottozone” furono fatte quando il Nebbiolo del Piemonte fu suddiviso tra Gattinara, Barolo, Barbaresco, Ghemme. Lessona e via di seguito. Nella viticoltura di collina piemontese è sempre stato molto significativo il tipo di suolo ma anche la “posizione” del vigneto,cioè la sua esposizione.

L’insieme dei vari elementi ha consentito di definire alcuni nomi di Cascina o di Vigneto più importanti fin dai tempi di Vignolo-Lutati e poi con Renato Ratti per arrivare all’Atlante delle Vigne di Langa di Carlo Petrini. Per le più svariate ragioni storico-politiche e geografiche non si è mai potuto fare una vera classificazione sul modello dei “cru” francesi di Borgogna ma nel tempo si sono andati affermando “nomi” che comprendono le qualità del Terroir e quelle della Tecnica utilizzata in vigna ed in cantina nonché la capacità del Produttore di saper affermare sul Mercato il suo lavoro.

Questi Nomi Geografici Aggiuntivi alla Denominazione Barolo sono da molto tempo presenti sulle migliori Etichette ma l’assenza di un sistema che permettesse di evitare l’abuso del loro utilizzo ha spinto il Ministero (per tramite dell’ICQ-Istituto Controllo Qualità) a chiedere di definire esattamente i confini e gli ettari di ogni nome così da poterne conoscere la produzione ogni anno tramite la Dichiarazione Vendemmiale.

Questo lavoro è stato guidato dal Consorzio di Tutela in collaborazione con i Comuni e con la Provincia ma è durato anni perché si è trattato di tracciare confini e ordinare nomi che spesso avevano riferimenti di mappa imprecisi o erano contesi tra diversi proprietari o,ancora,potevano stringersi ed allargarsi secondo rivendicazioni storiche incerte. Lo stesso lavoro è stato fatto per il Barbaresco e si è concluso nel 2007, prima di quello del Barolo che è del 2009,perché si agiva su un territorio meno ampio.

Un lavoro simile fu fatto a Diano D’Alba negli anni ’80 partendo dall’espressione dialettale “sorì” e infatti è quello il terzo vino ad avere oggi ufficialmente le Manzioni Geografiche Aggiuntive. Il lavoro dovrà essere completato normando anche le menzioni geografiche aggiuntive degli altri vini a doc e docg della zona. La Menzione non è riservata solo al Vino, cioè se su quel terreno si coltivano altri prodotti agricoli anch’essi potranno beneficiarne a discrezione del proprietario.

La zona del Barolo possiede 166 Menzioni Geografiche Aggiuntive approvate con il nuovo Disciplinare del Dicembre 2009. La Menzione non è da confondersi con l’utilizzo del nome “Vigna” di seguito alla Denominazione perché in questo secondo caso siamo di fronte a quell’ultimo gradino della scala gerarchica delle Doc e Docg che per essere usato deve prevedere minor resa e maggior grado. Voleva essere la creazione di un “cru” all’italiana ma il suo uso si è esteso molto poco.

(tratto dal sito del consorzio di tutela del Barolo e Barbaresco)

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